Saper reagire ai problemi

A volte nella vita non si riesce a scegliere, per questo si corre il rischio di continuare a percorrere quella strada che sappiamo benissimo essere quella sbagliata:

FINGENDO DI ACCETTARE LE COSE COME SONO: imparando proprio a convivere con il problema, nonostante questo, cercare di vivere nel modo migliore anche se questa condizione richiede una certa disperione di energia.

Oppure: CERCANDO DI RISOLVERE IL PROBLEMA: questo richiede una certa apertura mentale per porre rimedio definitivamente.

O meglio ancora: IL PROBLEMA COME FOSSE UN MESSAGGIO: il quale ci aiuta a capire meglio noi stessi.

Peggio è quando: SI CERCA DI EVITARE IL PROBLEMA come se non esistesse, facendolo divenire un circolo vizioso che ne impedisce la soluzione.

 

In questo ultimo caso si rischia di lamentarsi invece di affrontarlo e risolverlo.

 

E’ comunque molto importante rendersi conto se è un vero problema e nel caso lo fosse veramente è bene rendersi conto se è un problema personale oppure se ci viene creato dal prossimo, nel caso fosse creato dai figli sarebbe bene rendersi conto che potrebbe NON essere un problema ma un naturale fenomeno legata alla loro crescita.

 

In questo caso ci si potrebbe dover rendere conto che il problema si risolverà qualora, con buona volontà, TUTTI andranno a cambiare comportamento nel svolgere ognuno le proprie azioni.

3 comments for “Saper reagire ai problemi

  1. 2 maggio 2013 at 11:55

    anonimo del 27 giugno ore 17 e 48…chiedi a chi devi credere (dopo aver letto l’articolo della Carlizzi che contesta alcune cose dette da me)…Non bisogna “credere”. Bisogna informarsi e farsi un idea propria, con la propria testa.In questo blog ci sono oltre 100 articoli. E’ ovvio che qualcuno di essi conterrà qualche informazione inesatta se non addirittura errata.La stessa cosa dicasi per altri siti ed altre persone, visto che nessuno ha la verità rivelata direttamente da Dio. Inoltre il grado attendibilità di una persona è inversamente proporzionale al grado di infallibilità che lui ritiene di avere.Non a caso l’istituzione che ha raccontato più balle alla gente nella storia dell’umanità è la Chiesa Cattolica, la cui guida spirituale si ritiene “infallibile”.Quindi ti invito a non credere a nessuno ma solo a te stesso, ed a vagliare tutto ciò ce viene detto, sia da me che dalla Carlizzi, come da chiunque altro.

  2. 7 maggio 2013 at 10:31

    [quote]Messaggio originale inviato da SEIG … possiamo sapere se una cosa è stata fatta volontariamente solo se conosciamo la sorgente di quella volontà, quindi finchè siamo noi, possiamo essere sicuri di quella volontà(ossia non è dato dal caso ma siamo stati noi), se invece le cose non dipendono da noi non possiamo sapere in modo “logico” se c’è un fine o meno quindi si può dire che è dato dal caso. Finchè non si conosce la Sorgente di quella Volontà, si crede al caso. Ma è una visione egocentrica, antropocentrica, ristretta e limitata. I concetti di finalità, di libero arbitrio, di causalità…sono meramente umani, mentali…fondamentalmente illusori, sogni. ACCETTANDO fino in fondo “il cosiddetto caso”, insondabile e incomprensibile per la mente umana, si entra in uno stato di Grazia, in cui si può percepire l’accadere, sotto qualsiasi veste appaia, come un frutto “armonico” e “necessario” alla Volontà del TUTTO (…) Anche le cose che ci possono sembrare assurde, pura coincidenza.

  3. 8 maggio 2013 at 04:57

    Intendendo la volontà come azione, ovvero, se io voglio mangiare una mela la mangio per forza a meno che non mi sia impedito oppure cambi volontà; se mi viene impedito non c’entra la mia volontà, mentre se cambio volontà agisco sempre secondo volontà, ne consegue che io non posso agire contro la mia volontà – e questo mi sembra un dato più che un ipotesi (che poi la volontà individuale sia condizionata da molti fattori non mi sembra rilevante in questo caso). Dunque, esiste davvero la possibilità di agire in modi diversi da quella che è la nostra volontà? Di conseguenza esiste la possibilità di scegliere che azione compiere o si sarà sempre condizionati (termine fuorviante, come se fossimo condizionati) dalla nostra volontà? Da qui il titolo: la volontà esiste? Se esiste come posso volere qualcosa che non voglio alla luce di quanto detto prima? Se la volontà dovrebbe implicare una qualche libertà nell’agire in quanto non si agirebbe come pilotati ma, appunto, come si vuole, allora come mai mi sembra ora che sia costretto nell’agire proprio dalla volontà che dovrebbe rendermi libero? Mi rendo conto che è difficile spiegare cosa intendo ma spero di essere stato abbastanza chiaro. Io personalmente sono convinto del mio ragionamento esposto con domande retoriche, ma vorrei ricevere obiezioni per eventualmente correggerlo… insomma, voi cosa ne pensate?

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